UNA PASSEGGIATA DAL BALUARDO DI S. LORENZO A VIA QUARTIERI
di Giorgio Mantovani

UNA PASSEGGIATA DAL BALUARDO DI S. LORENZO A VIA QUARTIERI. Per valorizzare una città si può percorrerla anche per pochi chilometri. A piazza Travaglio si sale nella parte superiore delle mura utilizzate nell’Ottocento come mercato dei cavalli; oggi accoglie il mercato del lunedì e viene anche utilizzata come parcheggio auto. E’ un miracolo se quella cinta muraria che si prolunga quasi ininterrottamente fino in Porta Po per più di sei chilometri si è conservata nonostante due avvenimenti poco conosciuti: il primo nell’Ottocento il lungo processo sulla proprietà delle mura tra Municipio e Demanio. Se il secondo avesse vinto quasi certamente lo Stato non sarebbe mai intervenuto a ristrutturarle. Un nuovo pericolo per le mura si verificò negli anni ’30 quando iniziarono le demolizioni nella zona del Rione Giardino e quasi contemporaneamente sui giornali locali si pubblicarono diversi pareri sull’argomento: demolire o ricostruire le mura. Probabilmente la guerra bloccò ogni iniziativa. Tralasciando quegli avvenimenti il primo baluardo che si incontra è quello di S. Lorenzo, ristrutturato in epoca papale su un precedente manufatto detto Bastione di Castelnuovo per il vicino castello del secolo XIV. All’interno si conservano lunghe gallerie alle quali si potrebbe accedere da due ingressi attualmente murati. Quelle strutture dette casematte o anche camattoni nella seconda guerra mondiale accolsero famiglie povere e talvolta servirono anche come rifugi antiaerei. Con il Baluardo di S. Pietro iniziano le fortificazioni avanzate che costituiscono un autorevole modello del sistema difensivo all’italiana per contrapporsi alle moderne artiglierie capaci di atterrare facilmente le vecchie muraglie caratterizzate da torri e mura verticali. Tra in baluardo di S. Pietro e quello di S. Antonio c’era la vecchia porta di S. Pietro, esistente dall’epoca di Borso, da pochi anni è stata riaperta come si sta verificando per quella del Buon Amore. L’ altro baluardo di S. Antonio, di fronte al monastero, è il punto in cui meglio si è conservata la forma difensiva del cinquecento. Di fronte l’ampio spazio occupato dal vallo che anticamente era allagato. L’ultima fortificazione avanzata è il baluardo dell’Amore, realizzato da Alfonso II in sostituzioni delle preesistenti mura quattrocentesche di Borso d’Este, iniziate nel 1451 per includere nella città il Polesine di S. Antonio. Con i lavori recentemente iniziati per riportare alla luce la vecchia porta rimasta aperta fino al 1520 e chiusa con la costruzione del baluardo, è stata demolita superiormente una costruzione che ha avuto una sua storia: nella prima guerra mondiale era una casermetta per la difesa antiaerea, negli anni ’20 colonia solare Bianca Merletti della Croce Rossa, nel dopoguerra scuola per handicappati psichici, poi asilo nido. Sul lato destro di quella porta si tovava l’immagine di una Madonna venerata dalla gente che le attribuiva diversi miracoli. Perché non si dimenticasse nel 1578 si costituì una Confraternita che iniziò la costruzione della chiesa dedicata alla Natività di Maria Vergine, consacrata nel 1582 in prossimità del baluardo. Per concludere la passeggiata si percorre via Beatrice d’Este, così chiamata dal 1922 su petizione dei cittadini. Il primo tratto fino a vicolo del Gambone si chiamava anticamente “Strada delle Vigne” per i numerosi vigneti che il Vescovi avevano nel Polesine di S. Antonio così chiamato perchè era un isola fuori della città formata dall’antico Po di Primaro. Per l’innalzamento dell’alveo provocato dalle sabbie delle acque, già all’epoca di Nicolò II si camminava dove c’era il canale e l’alveo divenuto una ampia via per la sabbia e ciottoli deposti fu chiamata Ghiaia. Da vicolo Gambone a via Quartieri la strada era detta del Cavallo e su quel percorso a sinistra si può osservare una lapide dedicata ad Antonio Foschini realizzatore del teatro comunale.


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